E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. (Giovanni 1:14)

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Apocrifi

Manoscritto etiopico del libro di Enoc (XV secolo)Scritti della tradizione cristiana definiti così, cioè falsi, a seconda della confessione osservata. Il termine "apocrifo" designava una volta quei libri che erano destinati a una cerchia particolare di lettori, agli iniziati di una qualche corrente di pensiero, un po' come erano per esempio presso i Romani i libri sibillini e lo ius pontificum. Ma da un certo periodo in poi i cristiani se ne servirono per designare scritti sospetti di eresia, non conformi all'insegnamento ufficiale e quindi, in generale, poco raccomandabili, anzi da escludere non solo dalla lettura liturgica, ma anche dalle mani dei fedeli.

I protestanti definiscono apocrifi i libri deuterocanonici (Bibbia) non inclusi nel canone dei libri sacri definitivamente sancito dal concilio di Trento nel 1546. Nell'uso cattolico s'intendono apocrifi invece gli scritti giudaici o paleocristiani che hanno un'attribuzione falsa e un'origine sconosciuta, ma tramandati con il nome di un autore ispirato. Nell'Antico Testamento essi sono distinti in base alla loro origine: palestinese o ellenistica.

 

A seconda del genere letterario si classificano così:

 

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narrativi a carattere prevalentemente leggendario (libro dei Giubilei, III libro di Esdra, considerato canonico da alcuni padri della chiesa, Testamento di Salomone ecc.);

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didattici (Salmi di Salomone, Testamento dei dodici patriarchi ecc.);

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apocalittici (libro di Enoch, Apocalisse di Esdra, Libri sibillini ecc.).

 

Nel Nuovo Testamento sono così suddivisi:

 

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Vangeli apocrifi, che trattano della vita di Gesù e della sua famiglia o che impartiscono insegnamenti eterodossi (Vangelo degli egiziani, degli ebrei, di Tommaso, Storia di Giuseppe il falegname ecc.);

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atti apocrifi, tendenti spesso ad avvalorare opinioni eretiche (Atti di Giovanni, di Andrea, di Filippo ecc.). Alcuni, come per esempio gli Atti di Paolo, di Pietro, di Tommaso, erano ricostruiti per consentirne la lettura. In questa categoria sono incluse anche le Omelie pseudoclementine, attribuite non a un apostolo, ma a Clemente Romano;

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lettere apocrife (degli apostoli, agli alessandrini e ai corinti, corrispondenza di Paolo e Seneca ecc.);

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Apocalissi apocrife, che spesso trattano di visioni o estasi con finalità messianica. Fra i titoli più importanti: l'Apocalisse di Pietro, di Paolo, di Maria. Anche se la letteratura apocrifa non offre dati nuovi alla conoscenza della rivelazione biblica, il suo valore storico è pur sempre notevole, soprattutto quando si viene a conoscenza di correnti morali e religiose della cristianità antica, che gli apocrifi hanno attinto da altre fonti con lo scopo primario di trasmettere la rivelazione contenuta nella Scrittura.

 

 

Origine e forma della letteratura apocrifa

Prescindendo dalla letteratura detta apocrifa in un modo molto improprio, in un senso che non è oggi più accettato e non corrisponde alla definizione data all'inizio di queste pagine, è logico domandarsi quali siano state le ragioni della letteratura apocrifa propriamente detta.

Le opere più antiche sorsero certo per gli stessi motivi e le identiche finalità della letteratura canonica, erano fondate sulle stesse tradizioni e corrispondevano agli stessi bisogni e non v'è dubbio che abbiano avuto un primo periodo di esistenza a fianco agli scritti che furono "canonizzati": la catechesi primitiva non era certo affiancata solo da questi scritti.

La stretta affinità tra il genere e la forma letteraria di questi scritti con quelli canonici porta a un'altra osservazione: le differenze di contenuto e di impostazione non rappresentano un semplice problema letterario. Rivelano qualcosa di assai più profondo, la diversità cioè dell' ambiente, del cosiddetto Sitz im Leben o "situazione vitale" della struttura della comunità in cui sono sorti e alla quale erano destinati. Naturalmente anche qui vi è una notevole diversità tra gli scritti più antichi assai poco interessati in correnti filosofiche e preoccupati dallo scivolare in narrazioni fantastiche e romanzate, in genere attenti e rispettosi del comune materiale tradizionale, e gli scritti più o meno apertamente, deliberatamente e decisamente inten­i a colorire con idee gnostiche, apocalittiche, ecc. tanto i dati tradizionali che le parole di Gesù. Vogliamo dire che, nella questione presente, oltre al problema contenutistico è necessario valutare anche quello formale e letterario, nonché la situazione vitale.

 

1. Un motivo dell' origine e della moltiplicazione degli apocrifi fu il legittimo desiderio di scrivere detti e fatti della vita di Cristo, e dare a essi amplificazioni, adattamenti all' Antico Testamento, amplificazioni di spunti novellistici nonché una certa indulgenza alla curiosità: aspetti questi che, nel materiale tradizionale, se proprio non erano trascurati, non avevano quelle accentuazioni degli apocrifi. Tutto questo inquadrato nella situazione vitale.

In una certa quale misura, in un modo appena accennato, ma pure assai significativo, se ben lo si osserva, ciò è riscontrabile nelle stesse varianti testuali e antiche traduzioni; non solo, ma anche - e qui in modo assai più chiaro, sebbene non così esteso e vistoso - negli stessi vangeli sinottici, come risulta dal confronto di uno con l'altro, tra i sinottici e il quarto vangelo, e tra i vangeli e le epistole paoline.

È noto che i cosiddetti "vangeli dell'infanzia" in Matteo e Luca sono un prodotto tardivo rispetto all'altro materiale, soprattutto alla storia della passione-morte-risurrezione-apparizioni che costituirono il centro del kèrigma cristiano. Ma era ben comprensibile che larghi strati del popolo, in ogni paese, desiderassero sapere molto di più sulla madre di Gesù, sulla sua nascita, sulla fanciullezza, sulla sua famiglia, su suo padre.

Vi erano molte altre cose che stuzzicavano la curiosità degli uditori pagani e dei fedeli. Per esempio l'educazione di Maria e la sua verginità, la vita d'oltre tomba, la sorte dei morti prima di Cristo, la storia degli apostoli e in particolare di qualcuno più legato a questo paese, a quella chiesa particolare o a qualche corrente di pensiero; sapere se e come la divinità di Gesù fu sempre così stranamente celata o se invece non si sia manifestata subito.

A mano a mano che apparivano e si diffondevano gli scritti canonici tra la grande massa, si è tentati di pensare, la letteratura apocrifa, almeno quella più contenuta e sobria, si sentiva sempre più a suo agio proprio perché quelli mancavano di tante cose. Né si possono dimen­ticare gli usi e costumi locali, gli interessi di certi strati di fedeli.

 

2. Gli scritti apocrifi ebbero anche un compito letterario di notevole importanza: prepararono e in parte fissarono i generi e le forme letterarie della prima letteratura cristiana per la predicazione evangelica. Ciò non solo significa un apporto di nuove correnti letterarie nel mondo greco-romano d'allora, ma corrisponde a una situazione particolare venutasi a creare con la diffusione del cristianesimo. Prendiamo un esempio: i centri cristiani gnostici, assai più di altri centri cristiani, si erano immedesimati con le istanze del mondo in cui vivevano; la predicazione cristiana e la letteratura acquistarono una forma (e un contenuto) ,nuovo in forza di un necessario e spontaneo adattamento del cristianesimo a questo mondo, e viceversa. Di qui senza dubbio derivano per esempio, in buona parte, quegli Offenbarungsreden ("discorsi rivelatori") caratteristici della letteratura cristiana gnostica dell'Egitto.

 

3. I libri canonici e le tradizioni in essi confluite, hanno determinato la fisionomia della Chiesa. Tuttavia nei primi secoli vi erano anche altre tradizioni relative ai detti è ai fatti di Gesù, altre forme di predicazione e di catechesi; le comunità cristiane si diversificavano molto per origine e tradizione, strutturazione, problematiche e fisionomia. Se pure ce n'era bisogno, questo è stato reso più evidente dalle scoperte e dagli studi degli ultimi decenni sul giudeo-cristianesimo, da una parte, e sugli scritti di Nag Hammadi (Egitto) dall'altra.

Esisteva una diversità di tradizione orale, di situazioni e di esigenze che, più o meno felicemente o problematicamente, riuscivano dialetticamente a convivere e a comporsi. Queste diversità comportarono spontaneamente diverse presentazioni del vangelo, di atti apostolici, di lettere apostoliche, di apocalissi ecc., corrispondenti alle tradizioni, al modo di vivere e di pensare delle comunità. Non era, per esempio, uguale ovunque la relazione tra Cristo e mondo redento, per il fatto che i termini erano considerati con prospettive diverse. Comportarono anche una certa varietà di espressioni della fede, della dot­trina e della vita comunitaria che inizialmente non erano affatto con­siderate come separatrici dalla Chiesa. Ma a mano a mano che si stringevano di più i vincoli dell'unità e che si imponevano i libri ca­nonici, la letteratura apocrifa venne marginalizzata e diventò, coscientemente o meno, sempre più tendenziosa.

Molti cristiani conoscevano il vangelo solo sotto quella forma che noi oggi chiamiamo apocrifa, e non v' è dubbio che le opere più an­tiche furono scritte da persone che erano in perfetta buona fede.

Quanto alla forma della letteratura apocrifa e soprattutto quella dei vangeli, che è la più originale e importante, c'è da osservare che la letteratura (cosiddetta in senso molto improprio) evangelica canonica sorse in un ambiente cristiano, rappresentò qualcosa di letterariamente singolare e unico nel suo genere, e corrispondeva ai bisogni della predicazione e del culto. Vi è chi vede nella letteratura apocrifa la genuina continuazione e sviluppo di questa prima letteratura evangelica, adulterata poi da quella greco-romana; ma si tratta di una sentenza che ha ben pochi seguaci e la cui discussione ci porterebbe troppo lontano.

Da qualche testo certamente antichissimo (come per esempio Ox. pap. 840 e il pap. Egerton 2) possiamo concludere che una delle forme letterarie dei vangeli apocrifi era quella dei sinottici. Se poi si tratti di una vera dipendenza degli apocrifi dai canonici o se questa affinità derivi invece dalla tradizione comune è un problema assai complesso, stante soprattutto la scarsità di informazioni sicure che abbiamo e la frammentarietà dei testi che ci sono giunti. Un dato sicuro sembra si possa additare nella constatazione che anche nella letteratura evangelica apocrifa più tardiva si sente chiaramente l'influsso della tradizione orale marciana e matteana. Questa prima forma letteraria è ben visibile nei vangeli degli ebreo-cristiani e in alcuni papiri, ma non è affatto limitata a essi.

Una seconda forma risulta inconfondibilmente non appena si prenda­no in mano opere come la Sophia di Gesù Cristo, il Dialogo del Salvatore, l' Apocrifo di Giovanni, la Lettera dei Dodici Apostoli, lo stesso Vangelo di Tomaso e altre opere del genere ove lo schema è sempre il seguente: gli apostoli con delle pie donne dopo la resurrezione si recano su di un monte, qui appare il Salvatore circonfuso di gloria; i presenti sono colpiti da stupore; inizia poi un dialogo originale in quanto è più che altro una "conferenza stampa". Gesù glorioso, rispondendo alle domande dei presenti, svela i misteri, scioglie i problemi e illumina tutte le oscurità che ancora albergavano nell' animo loro affinché possano in seguito annunziare il vangelo con tutte le nozioni e con tutta quella sicurezza e chiarezza che sono indispensabili. Sono questi i classici "scritti della rivelazione" (Offenbarungsschriften) che con le parole del Salvatore posseggono e tra­mettono la vera gnosi, la conoscenza, cioè la vita; sono allo stesso tempo "parole rivelatrici" (Offenbarungsreden) nel senso più pieno del termine. In generale, i soggetti toccati sono: la conoscenza - per opera di Cristo glorioso - del principio, della via, dello scopo tanto dell'uomo quanto del cosmo.

La forma letteraria del dialogo non è casuale: corrisponde al concetto fondamentale che il Maestro è solo Gesù risorto; e questo ci spiega perché tali scritti siano così poco interessati della vita terrestre, storica, di Gesù, mentre quasi unicamente sono dedicati alla ricerca e presentazione del Salvatore celeste.

Ci si domanda come mai opere di questo genere si intitolano ancora "vangeli": è vero, hanno una connessione con i canonici, li sviluppano e ne mantengono qualche aspetto formale, ma molto poco; la vera ragione di questo titolo si ritiene stia da una parte in un più largo significato assunto dal termine nell'ambiente gnostico, dall'altra nell'uso liturgico di questi libri.

Una terza forma di vangeli apocrifi è quella che estrae qualche evento dalla vita di Gesù e lo sviluppa ampiamente con elementi presi in parte (come si ha ragione di credere) dalla tradizione, e altri puramente leggendari, incurante molto spesso della più elementare cornie storica e geografica in cui visse e operò Gesù. Così sono per esempio i Vangeli della natività, i Vangeli dell 'infanzia, il Vangelo di Nicodemo (o Atti di Pilato) e molti altri. Leggende di ogni genere, che spesso circolavano in riferimento ad altre persone, sono qui accentrate su Gesù.

In genere questi vangeli non hanno una tendenza ideologica ben definita, e sorsero allo scopo di suscitare, sostenere e intrattenere l'interesse del popolo cristiano e fare opera di edificazione. Non sono soltanto una grande espressione della religiosità popolare del tempo in cui sorsero, bensì i loro autori hanno avuto una parte determinante nella formazione della pietà popolare dei secoli successivi.

 

Importanza della letteratura apocrifa

Queste stesse diverse forme letterarie, pur nella forzatamente sche­matica esposizione data, testimoniano l'importanza di tale letteratu­ra in quanto attestano la molteplice diversità della predicazione cristiana soprattutto nei primi secoli.

Se il valore storico diretto è, generalmente parlando, assai tenue e, il più delle volte, nullo, ci permettono tuttavia un contatto diretto con i sentimenti, gli stati d'animo, le reazioni, le ansie, gli ideali di moltissimi cristiani d'Oriente e di Occidente, ci rivelano le tendenze, le correnti morali e religiose di moltissime chiese, o almeno di larghi strati di esse, completando, supplendo e a volte rettificando quanto ci è giunto da altre fonti. Si pensi per esempio al significato nuovo che stiamo scoprendo nei frammenti dei vangeli ebreo-cristiani, e in altri vangeli apocrifi che costituiscono praticamente l'unica fonte per la conoscenza di certe correnti cristiane palestinesi Ce non solo limitate alla Palestina) oggi documentate dalla stessa archeologia.

Dopo la riscoperta della letteratura apocrifa, qualche studioso prospettò seriamente l'ipotesi della superiorità di una parte della letteratura apocrifa del Nuovo Testamento sulla canonica e che i più antichi vangeli apocrifi siano stati gli ispiratori dei canonici. 'Una reazione, forse troppo violenta, a questa posizione ebbe, almeno in parte, l' effetto di deprezzare tutta la letteratura apocrifa. Oggi si constata il ritorno a una posizione equilibrata.

Non v'è dubbio che uno storico oggettivo della Chiesa, della liturgia e dei dogmi, non può oggi prescindere dalla letteratura apocrifa. L'antichità di alcuni scritti impone già da sé sola una seria riflessione. La maggioranza, che data dal III al IV secolo, ci tramanda le credenze di quegli antichi cristiani al di là, o comunque indipendentemente, di quello che era l'insegnamento ufficiale. In più di un testo o di un evento tramandati solo dagli apocrifi ci troviamo di fronte a materiale che risale alle più antiche e autentiche tradizioni cristiane. Prescindendo da quelli che sono errori manifesti o pure fantasie, non è certo giusta la persuasione di coloro che respingono praticamente tutto. Ma a parte questo che presuppone minute e pazienti ricerche e una non comune sensibilità cristiana, il contatto con l'immaginazione popolare di quei secoli è sempre un grande vantaggio. Anche se in questi scritti si possono scorgere adulterazioni, trasfigurazioni, contaminazioni, ecc., essi sono pur sempre il riflesso di notevoli strati popolari e completano quel quadro ufficiale che abbiamo da altre fonti.

Certi articoli della fede cristiana e cattolica hanno spesso negli apocrifi la più brillante asserzione, così per esempio la verginità di Maria, nei vangeli della natività, la discesa di Cristo agli inferi, nei vangeli sulla passione-morte-risurrezione, la assunzione di Maria negli apocrifi sulla dormizione, ecc.

Non solo l'opposizione contro gli apocrifi, scatenatasi, come s'è visto, a cominciare dal IV secolo (e soprattutto in Occidente) non poté distruggere la grande vitalità di questa letteratura, ma essa ebbe modo di influire, in grado diverso, nella letteratura cristiana, nell'ar­te, nella pietà cristiana e nella stessa liturgia.

Dagli apocrifi per esempio abbiamo: i nomi dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna venerati dalla Chiesa come santi (rispettivamente il 16 agosto e il 26 luglio); la presentazione di Maria al tempio (ri­cordata dalla Chiesa il 21 novembre); la nascita di Gesù in una grotta, e la presenza del bue e dell' asino; i tre re magi e i loro nomi; i no­mi dei due malfattori crocifissi con Gesù, Dima e Gesta; il nome del soldato (o centurione) che colpi Gesù con la lancia, Longino; la sto­ria della Veronica. E l'elenco potrebbe ben allungarsi.

L'influsso esercitato dagli apocrifi nell'arte è particolarmente ampio e vistoso: fin dai primi inizi nell'arte palestinese e in quella delle catacombe romane, negli artisti bizantini come in quelli rinascimentali. Su questo influsso c'è tutta una abbondante bibliografia che ha avuto nuovi e interessanti elementi con la scoperta degli affreschi di Santa Maria foris portas a Castelseprio.

A soli trent'anni dalla condanna degli apocrifi fatta da Innocenzo I, sotto Sisto III i mosaici di Santa Maria Maggiore si arricchivano di molti particolari derivati interamente dagli apocrifi.

Per l'influsso sulla letteratura si pensi alla Legenda aurea di Jacopo da Varazze (Jacobo da Voragine), alla fine del XIII secolo, e lo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, nella seconda metà del XIII secolo (due opere che si possono considerare come le due prime sintesi di scritti apocrifi), che estesero il loro influsso per tutto il Medioevo tanto nella letteratura quanto nell'arte. La letteratura apocrifa si fa sentire in grandi opere come la Divina Commedia di Dante, il Paradiso perduto di Milton, la Messiade di Klopstock, e in molte altre. Il fatto che la lotta accanita del magistero "cattolico" non sia riuscita a sradicare dagli apocrifi le simpatie che godevano presso il popolo e si limitò poi a rilevame gli errori, dimostra il prestigio di cui godevano. Nonostante le condanne viste, le parole di Gerolamo sui «delirii degli apocrifi» e sui «sogni degli apocrifi», le parole di Agostino «hanno qualche verità, ma a causa delle molte cose false non godono di alcuna autorità»,5 e le riserve e condanne di persone come Alcuino, Bemardo di Chiaravalle, Pier Damiani, Tomaso d'Aquino, ecc., parecchi apocrifi non dispiacevano certamente a vari maestri cattolici soprattutto per l'abbondanza di notizie che contengono sulla vita e l'attività degli apostoli, sull'infanzia di Maria e di Gesù, ecc. «Onde si trovò spesso un mezzo ingegnoso - scrive il Bonaccorsi - per ripudiare gli apocrifi e fame in pari tem­po tesoro, proclamando li cioè venerabili libri antichi, perfidamente corrotti dagli eretici!».

Per concludere, gli apocrifi del Nuovo Testamento contribuiscono alla conoscenza delle correnti religiose, delle dottrine, delle tendenze spesso eterodosse esistenti tra i cristiani dei primi secoli; la lettura di questi scritti, oltre a rivelare la fede semplice del popolo, ne rivela pure le ansie e le curiosità, ci fa comprendere molti monumenti dell'arte e della letteratura cristiana, suggerisce inoltre che non tutto in essi è fantasia ma contengono qualcosa di autentico e venerabile, an­che al di là di quello che è il loro innegabile valore di testi di letteratura popolare.

 

 

 

 

Vedi anche:

 
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Gesù nei Vangeli Apocrifi

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I libri apocrifi

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Ultimo aggiornamento: Thursday, 04 May 2006