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Ritrovato il
sepolcro di Giacomo fratello di Gesù
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24 ottobre 2002

una
sorprendente scoperta archeologica ?
se confermata, sarebbe fra le più importanti di tutti i tempi
rinvenuto probabilmente l’ossario che conteneva i resti
del fratello di Gesu’ di Nazareth: Giacomo il Giusto
Sull’ossario c’è una epigrafe che suscita scalpore:
gli ambienti intellettuali sono in fermento
tutto il mondo ne parla
ma in Italia . . . non se ne fa menzione
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L'annuncio della eccezionale
scoperta è stato dato da Hershel Shanks a Washington il 21 ottobre 2002 in una
conferenza stampa organizzata dalla
"Biblical
Archeology Review".
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Un rinvenimento
importantissimo
La verità da sempre esposta nei Vangeli Apocrifi
ma bandita da Santa Romana Chiesa
L'urna funebre è stata
rinvenuta in Israele, a Gerusalemme, e se da una parte offre una traccia
materiale dell'esistenza di Gesù di Nazareth, dall'altra fornisce la prova
che Maria ebbe altri figli, probabilmente sette, fratelli e sorelle di
Gesù. Ma non solo quello....
L'ossario di pietra calcarea che gli archeologi hanno datato con
precisione al 63 dopo Cristo (ricordo che Giacomo, detto “il Giusto”, morì
lapidato nel 62) riporta una sorprendente iscrizione in lingua aramaica:
“ Giacomo,
figlio di Giuseppe, fratello di Gesù ”
Andre Lemaire — uno storico francese specializzato in iscrizioni antiche —
parla di chiari riferimenti non solo a Gesù, ma al fratello Giacomo.
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A sostegno delle tesi di
Andre´ Lemaire, dicono altri esperti, gioca il fatto che una iscrizione di
quel tipo sarebbe atipica se non fosse riferita a un personaggio celebre,
quale certamente era Gesù di Nazareth. Oltretutto quel tipo di sepoltura
veniva praticata dagli ebrei soltanto nell'arco temporale che va dal 20 al
70 A.D. |
L'autenticità del
reperto è stata verificata dai più qualificati esperti del settore tramite
test effettuati sia sulla pietra calcarea dell'ossario che sui residui di
terra e altri elementi in esso rinvenuti. Oltre al Dr. Andrè Lemaire —
famoso epigrafista a livello internazionale e specialista in iscrizioni
antiche — esperti della Geologic Survey of Israel e studiosi della John
Hopkins University.
Nessun manufatto ricollegabile direttamente a Gesù di Nazareth era stato mai
rinvenuto, le testimonianze storiche in nostro possesso erano fino ad oggi
connesse esclusivamente agli scritti evangelici, questo fattore conferisce
all'ossario di Giacomo grande importanza culturale, a ogni livello,
storiografico, cristologico, archeologico, teologico o religioso in genere.
Anche il Rev. Joseph Fitzmyer, biblista, docente alla Catholic University,
dopo aver studiato l'ossario si è trovato completamente d'accordo con André
Lemaire dichiarando che la iscrizione sull'ossario “corrisponde
perfettamente allo stile degli altri esempi del primo secolo” e che “la
combinazione dei tre famosi nomi impressi oltre a essere evidente è
straordinaria”.
Molti Vangeli Apocrifi dunque esponevano quella verità che la cristianità
istituzionale ha sempre respinto:
Gesù aveva sorelle e
fratelli, nati dalla normale relazione fra Maria e Giuseppe.
Una verità tanto naturale quanto evidente — sostenuta nei secoli da migliaia
di studiosi, da milioni di credenti sinceri e da semplici amanti della
verità — che tuttavia le chiese istituzionalizzate rigettano tenacemente
adducendo argomenti grotteschi, a volte offensivi dell'intelligenza.
Ovviamente quando è in gioco la sopravvivenza di corporazioni di questo tipo
scattano i cosiddetti “istinti di conservazione del privilegio”, di
conseguenza tutto diventa lecito, negazione dell'evidenza, contraffazione,
occultamento, menzogna, impostura, inganno... il tutto, chiaramente, a
scapito della Verità.
Smarrimento e angoscia soprattutto nel mondo cattolico, che non a caso
sin dal primo giorno ha cercato di minimizzare o finto di ignorare la
straordinaria scoperta. A molti curati è stato addirittura consigliato di
obiettare ai fedeli che ponessero questioni che trattasi di:
a) un equivoco individuabile nella convergenza di significati
fra cugino e fratello. Obiezione mendace e maldestra che, seppur
considerata giusta se riferita all’Antico Testamento (scritto prevalentemente
in ebraico; in aramaico solo Genesi 10, 11; Esdra 4, 8-6, 18; 7, 12-26;
Daniele 2, 4-3, 23; 3, 91-7, 28), ignora invece l’assenza di tale convergenza
nell’idioma greco in cui fu redatto tutto il Nuovo Testamento (incerta solo la
tradizione sulla prima stesura del Vangelo di Matteo, probabilmente in
aramaico).
b) fratellastro, cioè di figlio avuto da Giuseppe in una
precedente relazione.
Tesi immeritevole di qualsiasi commento poiché ascritta ad alcuni tardi
scritti apocrifi, banditi sempre e risolutamente dalla teologia cattolica,
opportunamente rievocati solo quando occorre sottrarsi alle incursioni della
teologia critica o per corroborare tradizioni redditizie e culti.
San Giacomo quindi non è cugino di Gesu`, né tantomeno fratellastro,
ma naturale e normalissimo fratello di carne, come attestano decine di
documenti.
Del resto le forti preoccupazioni del mondo cattolico sono più che
giustificate: importanti elementi (nascita miracolosa, vaticini biblici,
natura divina di Gesù e condizione di "verginità perpetua"di Maria) su cui la
tradizione cattolica poggia le proprie fondamenta, vacillano e si dissolvono
uno dopo l'altro, senza tregua, nella realtà tangibile delle ingovernabili
rivelazioni.
La storia e l'oggettività, a quanto pare, non guardano in faccia proprio
nessuno.
Le prove portate negli ultimi secoli da storici, archeologi e teologi laici, a
favore della “natura terrena” di Gesù, sono sempre più schiaccianti. Le accuse
mosse alla Chiesa di aver «costruito la divinità» intorno all’“uomo
Gesù” (proclamata inizialmente nel Concilio di Nicea del 325, ribadita nel
Concilio Costantinopolitano I del 381, nel II del 553 e poi ancora nel III del
680, contro il monotelismo, e via via confermata nei successivi) sulle spalle
del virtuoso capo carismatico di una semplice comunità — e di averlo fatto su
basi irrazionali, sfruttando miti antecedenti e superstizioni popolari —
sembrano ormai incontrovertibili.
Da una parte dunque la scoperta dell’ossario di Giacomo, se confermata,
rappresenterebbe la prima prova materiale tangibile dell'esistenza di Gesù, e
dall’altra la conferma che Gesù di Nazareth non era unigenito, né aveva natura
ultraterrena: Gesu‘, seppur autorevole Maestro, degno di massima lode, era
uomo fra gli uomini.
Ma cerchiamo di andare più in profondità.....
Lo strettissimo legame di parentela con Gesù Cristo — legame che va ben
oltre la fratellanza spirituale — e l’importanza di Giacomo (Iácobos,
detto “...il Giusto, figlio di Maria e Giuseppe, fratello del Signore il
quale si spegnerà nella morte, ma verrà trovato vivo...”) nell'ambito
della chiesa primitiva sono da decenni oggetto di prolungate controversie
politico-religiose, e trovano conferma in numerosi documenti...
San Giacomo, fratello di carne del Signore Gesù, oltre a essere il
massimo esponente della corrente giudaico-cristiana — conclusasi nell'eresia
ebionita e prima tenace antagonista al cattolicesimo antigiudaico guidato dal
non-apostolo Paolo di Tarso, infausto inventore dell'attuale
cattolicesimo — fu il primo vero grande capo della Chiesa più
importante, quella di Gerusalemme, alla testa di Pietro e degli altri
apostoli. La successione al Maestro Gesù, evidentemente, doveva essere
dinastica, vincolata al sangue, alla stirpe di Davide, e non apostolica.
... eccone alcuni qui di
seguito
-
Giuseppe Flavio,
'Antichità Giudaiche' XX, 9, 1
"...convocò una sessione del sinedrio e vi fece comparire quel
fratello di Gesù, detto Cristo, che si chiamava Giacomo..."
-
Paolo Epistola ai
Galati I 19 (lettera alle Chiese della Galazia,
controversia sul giudaismo)
"...e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il
fratello del Signore..."
-
Eusebio Da
Cesarea, “Historia Ecclesiastica” III, 20, 1
«...della famiglia di Gesu` rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detti
fratelli suoi secondo la carne,
i quali furono denunziati come appartenenti alla stirpe di David...»
-
Eusebio Da
Cesarea, “historia ecclesiastica” II, 23, 4
«...Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione
della Chiesa...»
-
Marco VI 2-3
"...si mise ad insegnare nella sinagoga. E molti, udendolo dicevano: non
è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo...
e le sue sorelle non sono qui fra noi?..."
-
Matteo XIII 55
"...Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama
Maria e i suoi fratelli, Giacomo ...? E le sue sorelle non sono tutte
tra di noi?..."
-
1Corinzi IX 5
"...non abbiamo noi il diritto di condurre attorno una moglie, che sia
una sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli, i fratelli del
Signore e Cefa?..."
-
Matteo XXVII 56
"...fra di loro c'era Maria Maddalena. Maria madre di Giacomo..."
-
Marco XV 40
"...tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo
il minore..."
-
Marco XVI 1
"...passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo..."
-
Luca XXIV 10
"...Or quelle che riferirono queste cose agli apostoli erano Maria
Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo e le altre donne..."
-
Eusebio Da
Cesarea, “Historia ecclesiastica” I, pp. 12, 5
«...poi Gesù comparve a Giacomo, uno dei suoi fratelli...»
Ecco infine ulteriori
brevi informazioni sulla figura di Giacomo, il fratello di Gesù, sulla sua
importanza nella primitiva comunità cristiana gerosolimitana e alcuni pareri
degli studiosi
un legame molto particolare,
evidentemente fraterno, fra Giacomo e Gesù si evince anche nel loghion 12
del Vangelo di Tommaso (altro documento — considerato di primaria importanza da
numerosi studiosi — proscritto dalla Chiese Istituzionalizzate poiché
insopportabilmente scomodo) che riporta:
V.d.T. § 12 —
I discepoli dissero a Gesù: “Sappiamo che ti allontanerai da noi. Dopo di te
chi ci farà da guida?”
Gesù rispose loro: «Giunti a quel punto andrete da Giacomo, il Giusto, a
cui spettano le cose che riguardano il cielo e la terra»
il 12.mo loghion del
Vangelo di Tommaso mostra chiaramente che nella volontà di Gesù il primato
nell'avvicendamento spettava al fratello Giacomo e non a Simon-Pietro (Cefa)
come alcuni, erroneamente, continuano a credere.
Inoltre numerosi documenti — anche canonici, fra cui il Libro degli Atti,
Epistole di Paolo e altri come ad. es. Protovangelo di Giacomo, Vangelo di
Filippo etc. — nominano apertamente Giacomo il Giusto, fratello carnale di
Gesù, come Capo della Comunità e Primo Vescovo della Chiesa di Gerusalemme.
-
Epistola di
Giacomo
A Giacomo il Giusto, fratello del Signore —
che ricordo fu lapidato nel 62, su istigazione
del sommo sacerdote Anano II e denominato "il Minore" per distinzione da
Giacomo "il Maggiore", martirizzato invece nel 44 sotto Erode Agrippa —
viene anche attribuita una Epistola, scritta intorno all'anno 60, la quale
si compone di cinque capitoli. In essa sono presenti inizialmente
esortazioni alla costanza e all'importanza di accompagnare la fede con le
opere e più avanti riflessioni sulla vera e falsa sapienza, sulla pace, la
concordia, nonché numerosi ammonimenti ai ricchi senza cuore.
-
in Atti degli Apostoli
XII 17 "...riferite questo a Giacomo..." Cefa (l’Apostolo Pietro)
sente esplicitamente il dovere di informare innanzitutto Giacomo della
propria scarcerazione. È ragionevole pensare quindi che l'autorità prima
della Comunità gerosolimitana, il primus apostolorum, non era Cefa ma
Giacomo il Giusto, frater Jesus.
-
Inoltre sempre a proposito
di Giacomo, Saulo e Cefa, così si esprimono gli autori de "La Chiave di
Hiram", Robert Lomas e Christopher Knight:
«...la pretesa avanzata da Paolo di godere del sostegno di Simone Pietro era
soltanto una componente dell'impalcatura di menzogne che egli andava
innalzando, perché fu lo stesso Pietro ad ammonire i discepoli contro
l'emergere di un' autorità altra da quella nazorea: "Pertanto
siate assolutamente prudenti verso qualsivoglia maestro, ché solo si deve
prestar fede a chi rechi con sé la raccomandazione di Giacomo, fratello del
Signore, in Gerusalemme".. ..Le interpretazioni dei manoscritti
del Mar Morto attribuite a Robert Eisenman soccorrono l'ipotesi
dell'identità di Paolo con la "fonte di menzogne" che si scontrò con
Giacomo, il "Maestro di Giustizia".. ..Il manoscritto intitolato
Pesher su Abacuc accenna a un individuo che "fece versare su Israele
acque di menzogna" e "allontana i fedeli dalla retta via,
conducendoli in un deserto senza strada", dove il gioco di parole
costruito sul termine "strada" allude alla "trasgressione dei
termini di confine" della legge. Noi diamo credito all'ipotesi che
individua in Paolo il nemico di Giacomo. Paolo è il "Menzognero"
che pronunciò il falso riguardo alla propria educazione fariseista, che
inventò la missione di Cristo, che predicò la funzione provvisoria della
Legge e autorizzò l'accesso alla chiesa agli individui incirconcisi...».
-
Luigi Moraldi
annota: “...da sottolineare il rilievo straordinario dato alla persona di
Giacomo, uno dei «fratelli del Signore»...”
-
Marcello Craveri
così scrive interpretando il loghion 12 del Vangelo di Tommaso:
“Il passo ricorda le discussioni tra gli apostoli, su chi di loro fosse da
considerare il più grande * [...]
La tradizione di un primato di Giacomo, fratello del Signore Gesù, o
almeno di una sua autorità pari a quella di Pietro, è confermata dagli Atti,
dalle Lettere Paoline, dal Vangelo degli Ebrei, da Gerolamo (Comm. in Mich.
VII 7), da Eusebio (Hist. Eccl. II 3), dai Philosophumena V 7, e,
naturalmente, dai testi gnostici...”
-
Eusebio Da Cesarea,
“Historia Ecclesiastica” II, 23, 4
«...Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione
della Chiesa...»
* Marco IX
34 "...ed essi tacquero, perché per via avevano discusso intorno a chi
fra di loro fosse il più grande..."
Luca IX 46 "...poi cominciarono a discutere su chi di loro fosse il
più grande...."
Luca XXII 24 "...Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi
fosse considerato il più grande..."
Galati II 9 "...Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono considerati i più
autorevoli..."
Galati II 11 "...quando Pietro venne ad Antiochia lo rimproverai
perché aveva torto [...] giunsero quelli che stavano dalla parte di
Giacomo..."
-
Un primato assoluto di
Pietro è effettivamente discutibile, per numerosi motivi (non approfonditi
in questa sede per evidenti motivi di spazio) oltretutto in Marco
VIII 33 si legge: "...Gesù si voltò e, guardando i suoi discepoli,
rimproverò Pietro dicendo: Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso
delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini..." che Matteo
ribadisce in XVI 23 "...egli, voltatosi, disse a Pietro: vattene via da
me, Satana! tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di
Dio, ma delle cose degli uomini..."
Diversi elementi quindi mi
portano a concludere che questo straordinario rinvenimento rappresenta un
passaggio importantissimo ai fini della ricerca in ambito storico e teologico.
Spero di poter offrire quanto prima interessanti sviluppi.
spesso anche di fronte alla
rivelazione più manifesta la nostra formazione culturale pone resistenze
invalicabili, che hanno la meglio sulla volontà di verità.
La mediocre mente umana preferisce perseverare, ostinarsi comodamente, restare
saldamente aggrappata alle sbarre della propria gabbia culturale.
Eppure sono proprio quelle gabbie le prime responsabili della infelice
condizione umana! Gran parte dei patimenti si deve a loro, al loro interno si
sono svolti gli atti più brutali e ignobili, dal loro interno sono state
impartite le più efferate disposizioni, al loro interno è stato trascinato il
genere umano che oggi mestamente contempliamo.
Falsità, ipocrisie, moralismi, inganni, pretese di assolutezza e omologazione
massificante, prevalgono sovente sulla volontà di verità, sulla
reale conoscenza, sulla consapevolezza, e a uscirne sconfitta è
sempre l'umanità, l'uomo.
Anche in casi come questo — di fronte a prove inconfutabili ma da molti
vissute come una minaccia alla propria struttura mentale, poiché osano mettere
in dubbio addirittura la divinità, quel Dio, quella idea di Dio, di cui
siamo imbibiti nostro malgrado sin dalla prima infanzia e in cui si è riposta
ogni speranza (e soprattutto si è delegata ogni responsabilità) —
quella volontà, che io chiamo volontà di verità, soccombe pigramente.
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