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Eresie diffusesi durante in Cristianesimo
Eresie diffusesi durante in cristianesimo
L'eresia (=scelta) era ogni interpretazione data alla parola di Cristo che
andava contro la dottrina ufficiale della Chiesa. Soprattutto agli inizi del
Cristianesimo erano in molti a proporre interpretazioni diverse della parola di
Cristo, grandi lotte furono intraprese dai padri della Chiesa contro l'arianesino,
lo gnosticismo, il pelagianesimo, il donatismo e molte altre eresie (per la
risposta a alle ultime due eresie si veda Sant'Agostino). La Chiesa non poteva
lasciare libera interpretazione della parola di Cristo a chiunque, questo non
solo ne avrebbe indebolito la forza, ma avrebbe creato confusione tra i fedeli,
che si sarebbero allontanati dalla corretta via (la Chiesa si verrà quindi a
strutturare come depositaria dell'autentico annuncio cristiano).
Molte eresie scaturirono da una diversa interpretazione della natura di Cristo:
la corretta interpretazione, approvata dal Concilio di Nicea del 325 d.C.,
affermava che in Cristo vi fossero contemporaneamente tre nature (Padre, Figlio,
Spirito Santo). E' il concetto della Trinità, per cui Dio è uno e Trino allo
stesso momento.
Sono qui esposte alcune tra le più diffuse e importanti eresie:
L'Arianesimo. Ario (256-336 d.C.) era un sacerdote di Alessandria d'Egitto
che sosteneva la natura sostanzialmente umana di Cristo, negandone la natura
divina. La sua eresia fu tra le più diffuse, per contrastarla fu indetto il
Concilio di Nicea. Il suo ragionamento si fondava sull'affermazione che ciò che
è generato non può essere di pari potenza del suo creatore. L'arianesimo fu
abbracciato prevalentemente dalle popolazioni barbare più primitive, non
abbastanza evolute culturalmente per accettare il concetto più raffinato della
Trinità.
Il Nestorianesimo. Prende il nome da Nestorio, patriarca di
Costantinopoli che ammetteva che in Cristo convivessero due nature e due
persone, unite tra loro da un rapporto puramente spirituale. Nestorio negava
anche la "favola pagana", per usare suoi termini, di Maria come madre di Dio e
Dio stesso avvolto in fasce e crocifisso (secondo il concetto di Trinità, per
cui Cristo è Dio stesso e Spirito Santo).
Lo Gnosticismo. Lo gnosticismo (da gnosi, ovvero conoscenza) affermava
che la salvezza è data da Dio soltanto a pochi uomini, ai quali è stata
trasmessa attraverso una conoscenza particolare ed elitaria. La salvezza non è
trasmessa da Cristo, ma da ciò che l'uomo conosce e può raggiungere con le
proprie facoltà mentali e attraverso la propria azione, secondo ciò che ha
dentro di se.
Si capisce come lo gnosticismo andasse quindi contro il carattere ecumenico e
universale della Chiesa, ed escludesse l'annunzio di Cristo dai giochi: ciò era
una negazione stessa del cristianesimo.
Il mondo è dualistico, lo spirito è contrapposto al corpo: la materia è il male,
ma alcuni individui hanno in sé la grazia del bene, attraverso la concessione,
agli individui più spirituali, di una scintilla divina (la stessa anima è
scintilla divina). Tali individui non sanno di avere in se questa scintilla, per
cui Dio concede loro la possibilità della redenzione, affinché possano
ritornare, seppur inconsapevolmente, a Lui.
Il Manicheismo. Il manicheismo deriva il suo nome da Mani, re persiano
del III secolo d.C. che predicava l'esistenza di una doppia divinità, una del
bene e una del male, che si alternavano compenetrate alla guida del mondo. Il
mondo era stato creato dalla divinità del male, la creazione era quindi un atto
di malvagità. Chiaro che questa visione fortemente negativa della Creazione
contrastasse con i precetti cristiani. Ma non solo: ammettendo l'esistenza del
male, il manicheismo avrebbe negato l'onnipotenza divina (si veda Sant'Agostino).
Il Pelagianesimo. Trae origine da Pelagio (350-425 d.C. circa), un monaco
britannico. Egli sosteneva che la salvezza dell'uomo non fosse nelle mani
assolute di Dio, ma che l'uomo potesse arrivare da se, con le proprie forze,
alla grazia e alla redenzione. Pelagio intendeva dare maggiore responsabilità
all'uomo, alle sue possibilità: mentre Sant'Agostino affermava la totale
sottomissione dell'uomo alla volontà divina, Pelagio affermava che il peccato
originale non fosse connaturato all'uomo ma derivasse da un suo "disordine dei
sensi", un errore accidentale, quindi, e non un peccato obbligato dalla natura
imperfetta degli uomini.
Il Donatismo. Il Donatismo si caratterizza come movimento scismatico. Le
sue origini si riscontrano già durante il periodo delle persecuzioni dei primi
cristiani: il donatismo predica la necessità che la Chiesa si configuri come
un'organizzazione fortemente elitaria e selettiva, composta da cristiani puri
(non ammetteva infatti il rientro in seno alla Chiesa dei sacerdoti convertiti
sotto persecuzione).
Tale movimento minacciava quindi il carattere universale ed ecumenico della
Chiesa. La Chiesa di Cristo era sta fondanta per portare la Lieta Novella alla
totalità degli uomini, naturale che il carattere elitario promosso dal donatismo
contrastasse con la correttezza dei precetti cristiani.
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