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Nascita della Chiesa di Roma
I
Concili erano riunioni di tutta la Chiesa, presieduti dal papa in presenza dei
vescovi, per formulare una strategia comune contro le eresie e fissare i punti
della dottrina cristiana ufficiale. Se da un lato la Chiesa primitiva non poneva
l'accento sull'importanza della vera conoscenza (rivelata una volta per tutte da
Cristo, incarnazione del Lògos) ma sulle pratiche etiche e morali necessarie
alla salvezza dell'anima, essa non poteva assistere inerme alla corruzione
dell'insegnamento originario: e in quest'ambito che trovarono ampio risalto le
discussioni intellettuali nel periodo del primo cristianesimo.
Nicea (325). Fu il primo concilio ecumenico, fu indetto dal primo
Imperatore convertito alla cristianità, Costantino, per combattere l'eresia di
Ario. Il concilio formulò il concetto della Trinità divina (Padre, Figlio e
Spirito Santo), per il quale Dio era Uno e Trino, sempre divino.
Costantinopoli (381). Fu indetto da Teodosio, imperatore di
Costantinopoli, per contrastare l'eresia di Macedonio, il quale negava la natura
divina dello Spirito Santo. Il concilio redige il credo, la formula recitata
tuttora da tutte le Chiese cristiane (cattolica, ortodossa e protestante).
Efeso (431). Indetto contro Nestorio, patriarca di Costantinopoli, il
quale sosteneva la doppia natura di Cristo. Il concilio affermò l'unica natura
di Cristo, quella divina (venne quindi fondata una Chiesa nestoriana in Persia,
una frazione della quale, i nestoriani uniti, si ricongiunsero con Roma nel
1449).
Calcedonia (451). Fu indetto contro Eutiche, sostenitore del monofisismo:
egli sosteneva che in Cristo ci fosse un'unica natura, divina e umana allo
stesso tempo. Il concilio, secondo la tesi di Cirillo di Alessandria, ribadì
invece che Cristo aveva due nature (divina e umana) pur essendo una sola
persona.
Questi accesi dibattiti attorno alla natura di Cristo furono iniziativa della
Chiesa bizantina, la religione dell'Impero Romano d'Oriente, più solido e quindi
più incline alle dispute teologiche rispetto all'Impero Romano d'Occidente,
flagellato dalle invasioni barbariche che finirono per distruggerlo. Questa
situazione portò l'occidente a curare meno gli aspetti teologici in favore di
una cristianità imposta più politicamente, attraverso mediazioni, accordi e
matrimoni tra le diverse stirpi barbariche.
La supremazia della Chiesa di Roma
Fin dall'inizio si discusse attorno alla presunta supremazia romana su tutte le
altre Chiese, questo era dovuto al fatto che, malgrado Roma fosse
tradizionalmente la città del papa, vescovo di Roma e di tutte le Chiese, Roma
era agli inizi ben poco importante rispetto alle ben più grandi Chiese di
Antiochia, Alessandria, Efeso, Cartagine ecc.
Secondo la tradizione cattolica il primo papa fu Pietro, la sua investitura e
riconducibile alla parola di Cristo testimoniata dai Vangeli. Gesù disse: "Tu
sei Pietro e su questa pietra costruirai la mia Chiesa" (Matteo).
La supremazia di Roma sarebbe testimoniata anche dalla parola di Sant'Ignazio di
Antiochia il quale dichiarò nel 107 che Roma doveva fare da guida a tutte le
altre Chiese: "Io voglio che tutto ciò che prescrivete attorno al vostro
insegnamento resti incontestato".
Altro importante riferimento si trova nel Adversus Haereses, scritto da Sant'Ireneo
di Lione tra il 175 e il 189. Questo testo afferma che tutte le Chiese devono
fare capo a Roma in quanto derivanti dalla "più grande e antica, conosciuta da
tutti, fondata a Roma dai due gloriosissimi apostoli, Pietro e Paolo...".
Il prestigio di Roma crebbe e si consolidò definitivamente nel III secolo,
quando il cristianesimo divenne definitivamente la religione ufficiale
dell'Impero Romano.
I Testi Sacri: il valore della Tradizione
La religione cattolica ha come testo di riferimento la Bibbia (o Sacre
Scritture, Antico e Nuovo Testamento).
L'Antico Testamento, è in comune con l'ebraismo, infatti è detto anche Bibbia
ebraica, e comprende il Pentateuco (la Torah ebraica, ovvero la Genesi, l'Esodo,
il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio), gli scritti dei profeti (Giudici, Re,
ecc.), ed altri scritti sempre di tradizione ebraica.
L'Antico Testamento è considerato dalla Chiesa cattolica come il periodo
precedente alla venuta di Cristo.
Il Nuovo Testamento, redatto in lingua greca, comprende i Vangeli, gli Atti
degli Apostoli, Le Lettere apostoliche e l'Apocalisse di Giovanni. Questi testi
rappresentano la vita e le opere di Cristo e dei suoi discepoli.
Antico e Nuovo Testamento sono da considerare come testo unitario. Il
cattolicesimo, pur riconoscendo la Bibbia come testo fondamentale, fonderà le
sue verità sul valore della Tradizione e del catechismo, sua sintesi concisa e
didattica.
Diversamente dai Protestanti, i quali seguono il precetto luterano del
solus scriptura e quindi la libera interpretazione dei testi sacri,
riconoscendo la scrittura divina come unica guida, i cattolici fanno riferimento
per la fede a un insieme sistematico di precetti e interpretazioni ufficiali
dettati dalla Santa Sede in osservanza delle auctoritas e della Tradizione.
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anche: