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Ortodossia
Ortodossia
La storia della Chiesa Ortodossa inizia formalmente col grande
scisma del 1054, ma è necessario ripercorrere almeno i punti essenziali della
storia del Cristianesimo soffermandosi in particolare sui Concilii Ecumenici,
grandi assemblee dei Vescovi, le cui decisioni sono vincolanti per l'intera
Chiesa Universale.
Con l'editto di Milano ( 312 d. C) - emanato da Costantino - che concede ai
Cristiani la libertà di professare il loro culto e in particolare con il
successivo editto di Teodosio I (380), che proclama il Cristianesimo religione
di stato, l Impero romano diventa cristiano. Costantino stesso modifica le leggi
secondo alcuni principi evangelici, presto però prevalgono gli aspetti negativi
del sistema e le interferenze inevitabili tra le due sfere di potere .
Nel 325 a Nicea viene convocato il I Concilio ecumenico, in cui si formula la
fede nella stessa natura del Padre e del Figlio. Intanto Costantino si occupa di
trasferire la capitale a Bisanzio (330), che definisce nuova Roma, favorendo
ulteriormente la possibilità degli imperatori di intervenire nelle questioni
religiose. Nel 381 a Costantinopoli il II Concilio ecumenico giunge alla
formulazione del Credo, conosciuta col nome di Simbolo niceno-costantinopolitano.
Nel 431 ad Efeso il III Concilio ecumenico afferma che in Gesù la divinità e
l'umanità sono unite nell'unica persona del Verbo, Figlio di Dio e che Maria ,
madre di Gesù, è anche madre di Dio (Theotokos). Nel 451 a Calcedonia il IV
Concilio ecumenico, afferma che le due nature del verbo incarnato sono unite
senza confusione né cambiamento, senza divisione né separazione.
Rifiutarono le decisioni di questo concilio le Chiese Orientali non greche, (Copta,
Etiopica, Siro-Giacobita ed Armena) che adottarono altre confessioni di fede .
Fino all' XI secolo si registra un progressivo allontanamento tra Costantinopoli
e Roma, a causa di diverse questioni, quali la fondazione dell'impero
occidentale, la crescita del potere papale e l'introduzione del Filioque nel
Credo. L'incoronazione imperiale di Carlo Magno nell'anno 800 indica la rottura
dell'unità politica della Cristianità: dall'unico impero terrestre che doveva
essere l'icona dell'unico Regno celeste, nascono due imperi.
La fondazione dell'Impero occidentale indebolisce la posizione dell'Impero
bizantino e del Patriarcato di Costantinopoli, favorendo la crescita del
prestigio e del potere temporale del papa.
Per quanto riguarda la questione del Filioque, dal VI secolo compare in
Occidente la professione di fede con un'inserzione nel punto in cui si recita
... lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.... L' espressione aggiunta
viene subito denunciata dal patriarca Fozio perché si differenzia dalla formula
orientale.
Il grande scisma
Con questo nome si definisce la secolare divisione dell'unica Chiesa di Cristo,
nell'anno 1054, quando ormai sembra regnare solo l' incomprensione tra i due
mondi cristiani. Da questo momento la Chiesa Occidentale si definisce Cattolica,
quella orientale Ortodossa. Papa Leone IX sopprime l'Arcivescovado greco
dell'Italia del Sud per integrarlo in quello latino di Benevento e viene
accusato dai patriarchi orientali di voler estendere il suo potere temporale,
usurpando territori che appartenevano all'Impero bizantino. L'imperatore di
Bisanzio Costantino IX tenta di riconciliare le due chiese, convocando un
concilio, ma i rappresentanti delle due comunità non riescono a sostenere il
dialogo per l'atteggiamento prevenuto che esse assumono reciprocamente. Sul filo
degli equivoci e delle incomprensioni, immediatamente vengono inviati i primi
documenti di scomunica reciproca, la quale persisterà fino al 7 dicembre 1965,
quando a Roma e a Costantinopoli si pronuncia la cancellazione della scomunica
dalla memoria della Chiesa.
Il cammino della Chiesa Ortodossa
L'opera missionaria della Chiesa Ortodossa fu strettamente legata alla politica
estera imperiale, come del resto accade anche per le missioni occidentali.
Furono organizzate spedizioni missionarie presso gli Unni, presso i Croati ed i
Serbi dei Balcani, presso i Bulgari, i Moravi e i Russi.
Dopo
gli effetti devastanti della IV Crociata, che vide il saccheggio e l'occupazione
di Bisanzio da parte dei Latini e dei Veneziani, nel 1261 l'imperatore Michele
VII Paleologo si rivolse al Papa chiedendo aiuto e offrendo in cambio l'unione
della Chiesa Ortodossa con la Chiesa Cattolica. Lo stesso fecero più tardi altri
imperatori, ma i concili unionisti di Lione (1274) e di Ferrara-Firenze
(1438-39) non raggiunsero i risultati sperati. In tali condizioni storiche la
Chiesa Ortodossa ebbe notevoli difficoltà, sia a causa dei Crociati cattolici
che dei Musulmani: ad Antiochia e a Gerusalemme, conquistate durante la prima
crociata (1098-1099) i latini insediarono i loro patriarchi cacciando quelli
ortodossi, costretti a ritirarsi a Costantinopoli. Dopo la riconquista delle due
città da parte dei Musulmani, gli Ortodossi possono eleggere di nuovo i loro
patriarchi.
Agli inizi dell'Impero ottomano, il sultano Maometto II permette ai Cristiani di
eleggere il loro patriarca e lo nomina Etnarca, cioè capo della comunità
cristiana, considerata come una sola nazione. Così la Chiesa acquista un ruolo
importantissimo nel mantenere viva la coscienza nazionale dei diversi popoli
cristiani inglobati sotto il dominio turco; il Patriarca di Costantinopoli
riveste un potere religioso e civile quasi illimitato non solo sui fedeli del
suo patriarcato, ma anche sugli altri patriarcati orientali; egli può giudicare
i Cristiani secondo le loro leggi e riscuotere da loro le tasse. In cambio di
questa relativa tolleranza, ai Cristiani viene vietata ogni missione tra i
Turchi e la costruzione di nuovi edifici di culto. Molte chiese vengono
trasformate in
moschee, a partire da Santa Sofia. La sede del patriarcato deve trasferirsi
diverse volte finché si stabilisce nella chiesa di San Giorgio al Fanar, dove
tuttora si trova.
Il secolo XIX anche per l'oriente cristiano si configura come un periodo di
risorgimento nazionale in cui cambia la fisionomia del mondo ecclesiastico :
quando un popolo diventa autonomo e indipendente, anche la sua Chiesa tende
verso l'autonomia.
Accanto alle antiche chiese autonome - Costantinopoli, Alessandria, Antiochia ,
Gerusalemme e Cipro - anche la Russia diventa autonoma, seguita nel 1833 dalla
Grecia, dalla Chiesa Ortodossa del Regno serbo nel 1879, dalla Chiesa Ortodossa
Ucraina e della Georgia nel 1918, dalla Bulgaria, la cui autonomia ecclesiastica
viene riconosciuta solo nel 1945; nel 1948 è la volta della Chiesa Ortodossa
della Polonia e nel 1951 di quella Cecoslovacca.
Con i suoi circa 170-180 milioni di fedeli di etnia greca, slava, romena, araba,
asiatica, africana, americana ed anche europea occidentale (in Italia sono circa
32000), la Chiesa Ortodossa presenta oggi una certa universalità geografica.
La struttura attuale della Chiesa Ortodossa è decentrata: si tratta di un
insieme di Chiese locali autonome, in cui ognuna ha diritto di eleggere i propri
vescovi.
Profilo dottrinale
La sintesi della dottrina ortodossa si trova nel Credo niceno-costantinopolitano,
mantenuto senza alcuna alterazione:
La Chiesa Ortodossa professa la fede nel Dio uno e trino: Padre, Figlio e
Spirito Santo, nella divinità e nell'umanità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio
incarnato.
Essa venera Maria, in quanto Madre di Dio e venera anche i Santi, quali modelli
di vita cristiana. La Chiesa è assolutamente necessaria alla salvezza in quanto
al suo interno ha luogo il processo di santificazione dell'uomo e del cosmo,
mediante l'opera dello Spirito Santo.
La visione ortodossa è di tipo globale, per cui non dissocia la dottrina dalla
vita, la fede dalla spiritualità, la teologia dalla mistica. Questo tipo di
concezione ha le sue radici in Oriente, come riconosce il Concilio Vaticano II
quando afferma: Dall'Oriente si è diffuso il messaggio di Cristo, annunciato
dagli apostoli quali orientali; in Oriente sono nate le prime comunità
cristiane; in Oriente si sono riuniti i sette Concili ecumenici i quali hanno
formulato i dogmi della fede cristiana; dall'Oriente vengono le forme di culto
ed è l'Oriente patria del monachesimo e della mistica cristiana. (cfr. Decreto
sull'ecumenismo, nn. 14-17).
Alla
sacra Scrittura si affianca la sacra Tradizione che comprende
oltre al Simbolo niceno-costantinopolitano, le decisioni dogmatiche dei Concili,
i libri di culto e le opere dei Padri, tra i quali godono di particolare
autorità i santi Atanasio,
Basilio, Gregorio Nisseno, Gregorio Nazianzeno, Massimo il Confessore, Giovanni
Damasceno, il patriarca Fozio, Simeone il Nuovo Teologo, Gregorio Palama ed
altri, senza ignorare i Padri latini.
Mentre la chiesa cattolica tende a dare una importanza principale alla figura
di Cristo, quella ortodossa attribuisce pari importanza ad una teologia riferita
allo Spirito Santo.
La Chiesa è il luogo in cui il credente partecipa attivamente alla vita di
Cristo, mediante i sacramenti, riguardo al numero dei quali la chiesa ortodossa
non ha formulato una decisione, ma ormai è generalmente accettato il numero di
7.
Soffermandoci sulle differenze nell'uso liturgico, nel Battesimo gli ortodossi
immergono totalmente nell'acqua il candidato per tre volte, indicandone la morte
al peccato e la resurrezione alla nuova vita in Cristo, attraverso l'azione del
Dio unico e trino.
Per quanto riguarda l' Eucarestia, la Comunione viene sempre fatta con col pane
e col vino insieme.
Pur affermando l'indissolubilità del Matrimonio, la Chiesa ortodossa celebra
anche il secondo e il terzo Matrimonio tra divorziati,
sostenendo che Dio vuole che il peccatore non muoia, ma che si penta e viva.
Il sacramento chiamato Unzione degli infermi assume un carattere specificamente
penitenziale e viene celebrato anche per quei fedeli che non sono ammalati
fisicamente, ma che sentono una profonda sofferenza spirituale.
Vedi anche: