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Protestantesimo
Protestantesimo
Il termine Protestantesimo si riferisce alla Riforma avviata dal monaco Martin
Lutero nel XVI secolo contro la Chiesa Cattolica.
Nel periodo che stiamo esaminando si forma, nella coscienza della cultura e
della società europea, un soggetto che non considera l'evento, ma che, anzi, è
tanto più soggetto quanto più prende le distanze dall'evento. Possiamo
identificare quattro fattori di questo processo:
1. Una riduzione della Chiesa da mistero, sacramento, partecipazione alla realtà
di Cristo presente, ad una struttura di carattere situazionale (i cristiani sono
tali perché sono nati in Occidente, in una data situazione). Sorge un soggetto
umano che vive nella Chiesa, come afferma Romano Guardini, ma non vive più la
Chiesa; non vive un'esperienza di appartenenza. Già al termine del Medioevo la
Chiesa comincia ad essere sentita da alcune minoranze intellettuali come un
avvenimento estrinseco all'individuo.
2. Una sottolineatura estrema della ragione come capacità di problematizzazione
radicale, per cui i fatti e le idee stanno sullo stesso piano. Alle spalle della
Riforma ci sono almeno 150 anni di "nominalismo", che è in sostanza una
riduzione del sapere a "nomina", cioè a concetti astratti con cui
l'intellettuale gioca cercando di organizzarli il più intelligentemente
possibile. Negli ultimi 150 anni della cultura medioevale, in ogni università
esistono cattedre di "nominalismo", cioè di pura ricerca intellettuale astratta,
dove il fatto dell'Incarnazione e la possibilità della non Incarnazione, la
Trinità e la possibilità che non esista, l'esistenza e la possibilità della non
esistenza di Dio, vengono messi sullo stesso piano: sono "nomina" con cui
giocare.
3. Una volontà (come reazione antiintellettualistica a questa sottolineatura
enfatica dell'intelligenza intesa come pura organizzazione di "nomina") di
salvare la fede contro la ragione, abbandonando quest'ultima al male, al
demonio. Tra fede ed intelligenza avviene una rottura radicale: la fede dev'essere
salvata senza l'intelligenza con un atto di carattere puramente volitivo e
sentimentale. Si afferma il fideismo come concezione della fede-sentimento
staccata dalla ragione. Viene così a perdersi la grande eredità dell'età
patristica e medioevale, per cui in Cristo si realizza la pienezza di tutto
l'umano.
4. Il crearsi di un'immagine di uomo puramente naturale, che si può realizzare
anche solo con la sua intelligenza e la sua volontà. La fede diventa qualche
cosa che si aggiunge dall'esterno, un particolare prezioso ma accidentale. È
esattamente in questo periodo, al finire del Medioevo, che nasce l'espressione
"naturale e soprannaturale". Sino a questo momento non si era operata tale
distinzione perché era chiaro che l'unico avvenimento è Cristo, nel quale l'uomo
viene realizzato in pienezza. Adesso si parla di un uomo naturale che agisce
secondo il puro lume della ragione e che già può realizzare un suo fine nobile,
"naturale". Alcuni poi tendono, in aggiunta, ad un fine soprannaturale (Cristo),
che non entra nella vita dell'uomo per realizzarla pienamente, ma è un
particolare di cui al limite si potrebbe anche fare a meno.
Questi quattro fattori fanno da scenario all'esperienza di Lutero e condizionano
la mentalità sua e della gente a cui parlava.
La concezione protestante dell'uomo
La riduzione protestantica della fede reca con sé alcune conseguenze a livello
antropologico, cioè di concezione dell'uomo.
1. La fede è un problema solo per chi si sente peccatore. Pertanto, l'uomo
moderno ha due volti: quello di chi si sente padrone dell'universo (che troverà
nell'illuminismo la sua celebrazione), signore della storia, non più servo di
Dio ma re di se stesso; oppure ha il volto pessimistico dell'uomo cosciente del
proprio limite invincibile, insuperabile. Il primo tipo di uomo non arriva alla
fede, perché non ne ha bisogno; il secondo, invece, avverte il problema della
fede. Il cristianesimo comunque si è già ristretto a un problema che si pone
solo per alcuni. Il protestante non ha niente da dire a chi non si sente
peccatore. Il cristianesimo autentico invece, ponendo nel mondo l'avvenimento di
Cristo morto e risorto, salvezza di chi si sente peccatore e di chi non si
sente, di chi è intelligente e di chi non lo è, di chi è greco come di chi è
barbaro, di chi è schiavo e di chi è libero, rivela il suo valore universale
esattamente in quanto si rivolge alla struttura ultima dell'uomo. Con il
protestantesimo invece è l'uomo che giudica la fede e non viceversa. La
religione diventa un problema moralistico, il problema di fare del bene, che
interessa solo chi avverte il problema del proprio peccato. Da questo punto di
vista l'immagine che il mondo odierno ha del cattolicesimo e che tante volte
anche i cattolici hanno di se stessi, è molto più protestante che cattolica.
La fede "protestante" non è più un avvenimento che giudica il mondo e lo salva,
bensì un messaggio che non mette in discussione il mondo così com'è, ma, anzi,
deve trovare il suo posto nel mondo e precisamente nel cuore di coloro che,
vivendo il problema del loro peccato, vogliono cambiare.
2. La fede, cioè il sentimento di essere salvati, a cui ci si abbandona senza
possibilità di comprendere fino in fondo, coincide con una posizione di assoluta
fiducia, che non coglie la totalità dell'uomo come intelligenza e volontà, ma
solo il suo aspetto affettivo e sentimentale. Il credente è ridotto a un tipo di
uomo che ha il problema di vivere rettamente. L'uomo si trova radicalmente
diviso: da un lato sperimenta il sentimento emozionale di essere salvato,
sull'onda del quale vive la vita nella certezza che Dio l'ha predestinato e
perciò lo salverà; dall'altro lato la sua ragione è intesa come capacità di far
cultura, conoscere la realtà, realizzare rapporti, scelte, costruire progetti in
cui la fede non c'entra. Ne consegue che, sia che intenda la ragione dell'uomo
come buona, e tenda, di conseguenza, ad adeguarsi culturalmente a tutti gli
altri uomini, sia che la consideri di nessun valore e si affidi, quindi, a chi
solo può garantire un'ordinata convivenza, il protestante è sempre favorevole al
potere qualunque esso sia. Il calvinismo e certo protestantesimo liberale
pensano che il successo negli affari sia segno di elezione da parte di Dio. Il
luteranesimo ritiene invece che l'unico fattore di salvezza sia la fiducia in
Cristo e nella sua parola: tutta la storia umana rimane preda di una
contraddizione cui solo gli ultimi tempi porranno fine. In ogni caso il
protestantesimo, sia nella sua versione ottimistica, come in quella
pessimistica, non può in ultima analisi che giustificare il mondo e la sua
ideologia.

Lutero e i sacramenti
Il
pensiero di Lutero circa i sacramenti è contenuto nel trattato del 1520
intitolato La cattività babilonese della Chiesa, la cui tesi di fondo è che la
continua moltiplicazione dei sacramenti li ha portati al numero di sette, ma a
ben guardare si riducono ad uno solo : l'accettazione attraverso la fede delle
promesse di Dio. Senza il primato della fede i sacramenti si riducono a
"sacrileghe superstizioni di opere". Saranno perciò conservati solo quei segni
sacramentali nei quali siamo noi ad accogliere ciò che Dio ci offre, mentre
verranno aboliti o riformati quelli dove noi compiamo un'opera buona perché
venga accettata da Dio (estrema unzione, cresima, ma anche il matrimonio, che è
per Lutero un atto pieno di sacralità in tutti i popoli, ma non un sacramento).
Il sacerdozio universale
Attraverso il battesimo tutti gli uomini sono ordinati sacerdoti. La distinzione
tra clero e laici non ha alcun fondamento nel nucleo della fede cristiana e i
preti possono essere solo dei ministri, dei funzionari delle comunità di fedeli,
eletti con il compito di predicare e insegnare, non possono intromettersi nel
mio rapporto con la parola divina: perciò i due principi di Lutero, il
sacerdozio universale e il libero esame delle scritture, sono strettamente
connessi tra loro.
La vita del cristiano
La
fondamentale importanza assegnata alla fede conduceva Lutero a diffidare di
tutto ciò che tendeva a realizzare il cristianesimo in una forma di vita
eccezionale, si trattasse anche di ascetismo e misticismo monacale. Le opere dei
frati e dei preti non differiscono in niente "dalle fatiche del contadino che
lavora i campi o della donna che attende alle faccende di casa". Anzi, il
monachesimo che invita all'ozio e all'accattonaggio andava del tutto contro
l'esaltazione della vita laboriosa che Lutero veniva scoprendo: l'uomo deve
sposarsi, avere figli, produrre, adempiere al proprio ufficio, qualunque esso
sia.
Vedi anche:
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